ALTIPIANI MAGGIORI D'ABRUZZO
QUARTO SANTA CHIARA
A molti di voi sarà capitato di risalire il valico della Forchetta, sella tra il monte Porrara ed il monte
Pizzalto, per raggiungere la stazione di Palena e per poi dirigersi nei paesi montani di Pescocostanzo,
Rivisondoli e Roccaraso.
In questo periodo con lo sciogliersi delle nevi e grazie alle copiose piogge, si apre ad un tratto uno dei più
suggestivi senari del nostro Abruzzo interno. Un susseguirsi di vasti altipiani circondati dai monti
ricoperti da foreste di faggio e con le cime ancora imbiancate, che aprono generosamente gli spazi immensi a chi
li percorre.
Ci assale subito la sensazione di spazialità, di forte chiarore e libertà senza confini non appena ci si trova in
prospicienza dei pianori.
L'area geografica degli Altipiani è caratterizzata da una successione di piani carsici che le forze della
natura, i ghiacci e le acque hanno plasmato originando vasti bacini che in primavera si trasformano, accumulando
acqua in abbondanza tale da non poter essere smaltita adeguatamente e che ristagnando genera vasti e spettacolari
laghi.
Questo inconfondibile paesaggio è suddiviso nei bacini del Piano delle Cinquemiglia, del Prato e dei
Quarti.
Le fotografie illustrano il "Quarto S.Chiara" che si percorre lasciandosi alle spalle il territorio del
Comune di Campo di Giove.
Questa unità morfologica di bacini chiusi, con una superficie complessiva di circa 25 Kmq., è di origine tettonica,
con sovraimposti evidenti fenomeni di modellamento carsico unito all'azione di deposito fluvio-lacustre.
È proprio la natura calcarea delle rocce che ha condizionato la morfologia: infatti i fenomeni di dissoluzione
avvenuti a spese dei calcari (carsismo) hanno favorito la formazione di numerose doline e,
unitamente alla tettonica, quella dei grandi piani che furono sede in tempi remoti, di specchi lacustri.
Il carsismo ha inoltre impedito la sopravvivenza del reticolo superficiale, presente solo dove il substrato è
argilloso, in particolare nella zona dei "Quarti". Il clima degli Altipiani è temperato-freddo, con
inverni marcati ed accentuati caratteri di continentalismo. Secondo la classificazione della "Carta
bioclimatica d'Italia" (Tomaselli 1973), gli Altipiani Maggiori d'Abruzzo rientrano nella regione america
fredda, sottoregione temperato-fredda, caratterizzata da una curva termica che scende al di sotto di 0°
C per un periodo massimo di tre-quattro mesi e che è in ogni stagione inferiore alla curva ombrica: non vi sono
quindi periodi di aridità.
Questo territorio esprime anche numerosi valori storici, antropologici e culturali, che, integrati con quelli
naturalistici, ne fanno una delle aree di maggior interesse regionale.
Nel 1458 muore Re Alfonso d'Aragona e quasi sul finire dell'anno si riaccende la guerra per la sua
successione nel Regno di Napoli tra il figlio Ferdinando, detto Ferrante, e Giovanni, figlio del Re Renato d'Angiò
appoggiato dai baroni del Regno.
Antonio Caldora, uno dei maggiori fautori dei d'Angiò, non volle seguire, come altri baroni, il consiglio di
Francesco Sforza, Duca di Milano, che in gioventù era stato suo compagno d'arme, di accettare Ferrante come Re. Il
giovane Ferrante trovò nel Duca di Milano un validissimo alleato, il quale gli inviò suo fratello Alessandro
Sforza con nutriti squadroni di cavalleria.
L'imponente concentramento aragonese si accampò presso Forca di Palena, Re Ferrante ed i suoi capitani si
concentrarono sull'altipiano del Quarto di S. Chiara pronti ad invadere attraverso i due valichi della
Forchetta di Majella la contea del Caldora.
Dalle date dei rapporti dei tre ambasciatori allo Sforza, risulta che il Re aragonese rimase nel suo quartier
generale di Forca Palena dal 15 luglio al 13 agosto 1464. L'esercito regio rimase accampato a Forca Palena fino al
15 agosto 1464.
Nel 1574 Serafino Razzi, padre domenicano fiorentino, così descrive il suo "Viaggio in Abruzzo" : "... E
dopo passato il fiume Sangro, e lasciataci la Rocca delle Cinquemiglia alla destra salimmo, cò molto sudore, sopra
asprissime montagne fino attanto che arrivammo al nominato piano delle cinquemiglia, e cotanto e pericoloso nello
inverno, e nei tempi cattivi. È questa una vallata piana di cinque miglia, onde ha ricavato il nome, serrata e
cinta fra altissimi colli, in cima di una alta montagna, di larghezza in certi luoghi di un miglio, et in alcuni
di meno, onde tien forma di un catino vuoto. E serrandovisi dentro ne i tempi cattivi le nevi, le piogge e i
venti, cò tanta furia, impeto e forza si vanno per quella avolgendo, che ciascheduno anno ci restano soffocate
molte persone (...) Nel tempo però dell'estate non è pericolosa, anzi dilettevole assai essendo tutta piana fresca
e piena di praterie, se già non occorresse qualche horribile temporale ..."
Nel 1831 Tenore, botanico di origine chietina, ha studiato gli altipiani maggiori ed a proposito del Quarto
S.Chiara ne dà descrizione nella sua "Relazione del viaggio fatto in alcuni luoghi di Abruzzo citeriore nel 1831":
"andando innanzi, la strada si stabilisce su i ripiani del così detto Quarto S. Chiara. Nevosi ed
impraticabili nell'invernale stagione quanto quelli del piano di Cinquemiglia cui fan riscontro, qué ripiani pé
pingui pascoli di cui si ricoprono nel tempo estivo, sparsi veggonsi dappertutto di gregge e di pastorali tuguri
che ne rendono il traversarli estremamente aggradevole. Non mancano rivoli e laghetti che si passano sopra ponti
di fabbrica, conservandosi la strada mai sempre abbastanza elevata su i ripiani che si traversano, onde isolarla
dall'oceano di neve che li ricopre durante l'inverno."
La copertura vegetale di qualsiasi luogo della Terra costituisce un rilevante ed insostituibile elemento del
territorio, una risorsa che non sempre ha avuto attenta valutazione, ma che rappresenta uno dei più durevoli
patrimoni degli esseri viventi.
Si deve studiare con passione e recuperare quei valori che rischiano continuamente di essere sminuiti e
dimenticati, per trasmettere alle generazioni future che gli ecosistemi sono architetture delicatissime e pertanto
devono essere tutelati poiché qualsiasi alterazione potrebbe compromettere la sopravvivenza stessa dell'uomo.
Donatella Capaldo