La danza ha accompagnato da sempre la vita dei popoli ricoprendo nel tempo varie funzioni. Ne sono testimonianza
numerose fonti storiche e diversi ritrovamenti archeologici.
Studi recenti avvalorano la tesi che gli uomini della preistoria praticassero danze, riti funebri e d’iniziazione
nonché riti magici. Sembra infatti che durante le cerimonie sacre le donne danzassero insieme con movimenti
oscillatori del ventre per onorare la dea Madre Terra al fine di propiziarsi la fertilità e prepararsi al parto.
Infatti già nel Paleolitico il potere divino era affidato alla figura femminile della Grande Madre. Le prime
comunità identificavano negli attributi del corpo della donna il principio della vita. Numerosi reperti
archeologici raffigurano figure femminili dal ventre florido, da grandi fianchi e seni.
Ed è proprio il forte risalto dato alle parti anatomiche femminili, denominatore comune di tutti i ritrovamenti, a
far ipotizzare l’esistenza di un culto della fertilità basato sulla Dea Madre. Essa, raffigurata come donna,
rappresentava la potenza generativa dell’universo e i suoi attributi sessuali simboleggiavano la sua capacità di
generare e di nutrire. A sottolineare la sua potenza contribuiva il fatto che questa dea originava la vita a
partire da se stessa, senza l’intervento di alcuno (Rangoni, 2005).
E’ dalla venerazione della Grande Madre come ventre e principio di vita che sembra aver avuto origine la danza del
ventre (una danza “tra” le donne e “per” le donne), che può essere considerata la fonte di tutte le danze. Infatti
i movimenti di questa danza venivano praticati in cerchio dalle donne che assistevano la partoriente, al fine di
agevolarne il parto.
La grande dea è connessa anche ai culti legati al ciclo morte-rinascita e alla luna. Infatti l’uomo scopre che
l’universo è governato da fasi e che vita e morte sono strettamente legate tra loro, così come il ciclo naturale
delle messi implica la morte del seme prima che esso risorga nuovamente.
Si instaura così il parallelismo tra fecondità della donna e fecondità della terra: la dea si trasforma da
portatrice di vita a dea della fecondità della terra.
Il ventre diventa così l’espressione del femminino, simbolo del mistero della vita e della fertilità, capace di
trasformarsi durante la gravidanza. E’ per questo motivo che ad esso anticamente veniva riconosciuto un valore
sacro e spirituale (Strova, 2005).
Da quanto detto appare evidente come le radici della danza del ventre siano ben lontane dagli stereotipi attuali
che la considerano essenzialmente una danza seducente atta ad intrattenere un pubblico pressoché maschile.
Il nome “danza del ventre” venne coniato dai viaggiatori occidentali del secolo XIX in visita in Oriente, i quali
rimasero colpiti dal frenetico movimento oscillatorio del ventre delle danzatrici.
In realtà questo stesso nome non esprime appieno l’essenza di questa danza, la quale coinvolge il corpo tutto
intero; anzi alimenta un certo imbarazzo, poiché rimanda ad una parte del corpo femminile esposta a diversi
pregiudizi (Strova, 2005).
Siamo figli della cultura occidentale, la quale ha investito il ventre di un significato che non gli appartiene.
Questa parte del corpo rimanda alla sfera della sessualità e solo cercando di coprirlo e di immobilizzarlo si
possono rifuggire gli istinti sessuali.
Inoltre la cultura odierna incoraggia un ideale estetico fatto di corpi anoressici, svuotati delle caratteristiche
femminili di rotondità e morbidezza.
Il corpo diventa così lungo e magro e, sfidando la gravità, finisce sempre più per allontanarsi dalla terra. In
questo tentativo il ventre scompare, diventa un “ventre negato” (Strova, 2005).
La danza del ventre si pone all’opposto di questo ideale, liberando il ventre. E’ significativo come nell’epoca
vittoriana le donne si “imprigionavano” indossando i corsetti. “Mentre abbiamo abbandonato il busto fisico, ne
abbiamo adottato uno psicologico che è anche più efficace perché non si può togliere di dosso a piacere” (Lowen,
1979).
Grazie alla danza del ventre la persona ritrova la completezza del suo essere e ne saggia le infinite possibilità
di espressione.
Alessandra
Bibliografia:
Lowen A.,Bioenergetica, Feltrinelli, Milano, 2004.
Lowen A.,Espansione e integrazione del corpo in Bionergetica. Manuale di esercizi pratici, Astrolabio, Roma, 1979.
Lowen A.,Il linguaggio del corpo, Feltrinelli, Milano, 1978.
Rangoni L.,La grande madre. Il culto del femminile nella storia, Xenia, Milano, 2005.
Strova M.,Il linguaggio segreto della danza del ventre, Macroedizioni, Diegaro di Cesena (Fc), 2005.
Alessandra Capaldo