Il Territorio

CAMPO DI GIOVE: IL MITO - GIOVE

CAMPO DI GIOVE: IL MITO - MAJA

Una leggenda narra che vivevano in Frigia donne gigantesche e guerriere dette "majellane".

Una di loro, Maia, aveva avuto da Fauno un figlio molto bello che suscitava gelosia presso le Ninfe amate da Fauno prima di lei e madri dei suoi figli.

Durante una battaglia il bel gigante rimane gravemente ferito e nonostante le cure amorevoli il giovane peggiora di giorno in giorno.

Avendo sentito parlare di alcune erbe officinali che fioriscono sul Monte Palleno, Maia disperata decide di partire con il figlio alla volta di quei monti affinché quell'erba prodigiosa lo guarisca.

A lei si uniscono le altre majellane.

Nel frattempo le Ninfe accecate dalla gelosia pregano Giove perché il giovane muoia. Maja e le Majellane giungono sul Monte Paleno ed iniziano ad esplorare i boschi alla ricerca della pianta prodigiosa, ma sulle vette c'è ancora molta neve. Il gigante ferito peggiora ogni giorno di più, fino a morire.

Maja attribuisce la colpa di tutto ciò ad una beffa di Giove Paleno poiché il giovane muore prima del disciogliersi delle nevi.

Intanto Giove in ricordo del giovane, pianta sui fianchi del monte un alberello che sviluppa lunghi e profumati grappoli con fiori gialli ed in onore del figlio di Maja lo chiama Majo.

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L'arbusto è oggi a noi noto con il nome di "maggiociondolo".

Da quel giorno Maia, non avendo più la forza per continuare a vivere, si adagia sulla montagna e si lascia morire. Le majellane la cospargono di fiori ed erbe profumate lasciandola sulla cima della montagna.

Giove in preda al rimorso per non aver dato a quella donna ciò per cui aveva tanto pregato, pianta in suo ricordo un alberello della stessa specie del primo che chiama "Maja" dedicandole il mese dei fiori: Maggio.

Giove, in onore del suo dolore, chiama Monte Majella il Monte Paleno che diventerà il suo tempio.

 

 

IL TERRITORIO DI CAMPO DI GIOVE

Il centro montano si trova alle falde della catena montuosa della Majella a 1.064 m. sul livello del mare.

E' circondato dai monti Porrara, Pizzalto, Morrone.

Clicca qui per visualizzare la foto grande E' un centro molto aperto e soleggiato che consente nelle giornate serene una ottima visibilità del Gran Sasso, del Monte Sirente, del Monte Velino e della Valle Peligna.

Il territorio è ricompreso nel Parco Nazionale della Majella, ed è caratterizzato dalla presenza di lussureggianti faggete secolari che in autunno si dipingono dei tipici colori autunnali, da boschi profumati in cui si possono raccogliere funghi, frutti di bosco, fragoline e nocciole, e da percorsi pianeggianti che si prestano a passeggiate, equitazione, mountain bike, escursioni guidate nel parco Clicca qui per visualizzare la foto grande organizzate dal Centro di Escursionismo Montano e sono guidate da maestri di escursionismo, Accompagnatori di Montagna iscritti al Collegio Nazionale delle Guide Alpine.

Per gli amanti del trekking il territorio offre una vasta quantità di sentieri che raggiungono le cime della Majella dove si possono ammirare specie floristiche come: la stella alpina, il pino mugo, il papavero alpino, la viola, il ranuncolo magellense, la genziana magellense, la scarpetta di venere, l'orchidea selvatica.

Di notte lungo le strade è possibile avvistare volpi, lepri, allocchi, gufi e molto spesso anche qualche cervo.

Lungo i fianchi della montagna è possibile vedere ancora le greggi al pascolo, ad evocare le suggestive transumanze.

Le pinete, dalla folta e lussureggiante vegetazione, fanno da cornice a questo ridente centro urbano e costituiscono l'habitat naturale di teneri scoiattolini che è possibile incontrare soprattutto presso la Baita degli Alpini circondata da un largo prato verde dotato di area pic-nic dove è possibile consumare pranzi al sacco grazie alla presenza di panchine e di una fontana di pietra.

Degno di considerazione è l'ambiente naturalistico del Lago Ticino, un lago di origine carsica circondato da salici e pioppi secolari ed attrezzato anch'esso con area pic-nic, dove si può praticare il bird-watching vista la presenza di uccelli acquatici di varie specie.

Il paese è costituito da un doppio scalo ferroviario: la stazione di Campo di Giove nel centro abitato, e la stazione di Campo di Giove-Majella presso la base di partenza degli impianti di risalita al Monte Coccia.

Dall'abitato si raggiunge la pista di sci da fondo costituita da un anello lungo circa 4 Km che si snoda all'interno della faggeta. E' un paesaggio stupendo, con il suo clima freddo e l'aria salubre sempre caratterizzata da venti pungenti che lo rendono adatto a tutte le età.

Ci sembra doveroso citare le parole contenute nella cartina turistica dell'Abruzzo redatta dalla PubliPartner a cura dell'Assessorato al Turismo della Regione Abruzzo: "Questi sono solo alcuni dei pregiati tasselli che costituiscono il pregiato "mosaico Abruzzo", un microcontinente che alterna scenari ed emozioni sempre diverse, che accentra la monumentalità e l'asprezza dei canyon del Nord America, la maestosità degli altopiani del Tibet, le selvagge e ripide scogliere della Cornovaglia, l'austerità e il mistero dei castelli scozzesi, il fascino delle immacolate vette dolomitiche, le dorate dune sabbiose che scivolano dolcemente verso il blu delle profondità marine... angoli di mondo in cui gli antipodi distano mezz'ora di macchina: naturalmente in Abruzzo".

 

Centro Storico

Campo di Giove è inserito in un ampio sistema di relazioni ottiche con gli altri presidi della Valle Peligna: Roccacasale, Popoli, Vittorito, Prezza, Raiano e San Benedetto in Perillis, che attraverso fuochi notturni e fumate diurne, consente di predisporre per tempo opportune misure difensive contro improvvisi attacchi provenienti dai valichi.

Con la conquista dell'Abruzzo da parte dei Normanni, avviata nella seconda metà dell'XI secolo e conclusa intorno alla metà del XII secolo, il processo dell'incastellamento si struttura in modo organico.

Il castello costituisce una consolidata realtà economica e politica tanto che alla fine del XII secolo Campo di Giove è feudo di Oddone signore di Pettorano della famiglia dei Conti del Molise.

Campo di Giove si struttura in comunità fortificata, un castello costruito in posizione strategica per le funzioni di sorveglianza, di dominio e di difesa di uno specifico territorio circondato da una cinta muraria difensiva costituita da case mura.

Nel cuore del borgo fortificato sorge la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo Clicca qui per visualizzare la foto grande menzionata nella Bolla di Lucio III nel 1138. La chiesa aveva un battistero in pietra, quattro altari dei quali uno in mattonelle in ceramica tipico del '600, due statue in legno che raffiguravano SS. Pietro e Paolo sull'altare maggiore e un gruppo di tre statue lignee, tutte risalenti al '400. Il portale è del '700, ma il piccolo rosone che lo sovrasta è del '400.

Il periodo che intercorre dal 1266 al 1422 è caratterizzato dalla dominazione angioina che permette l'affermazione e la stratificazione di usi e leggi, unitamente allo sviluppo politico ed economico dei centri abitati.

Il borgo quattrocentesco è fortificato da Giacomo Caldora nel 1420 e nell'anno 1421 la fortezza, dopo aver resistito per tre giorni all'assedio di Braccio da Montone, fu da lui saccheggiata e arsa, dopo una guerra che vedeva da una parte appunto Braccio da Montone che combatteva per la regina Giovanna II di Napoli e dall'altra Giacomo Caldora che combatteva per Renato D'Angiò, per la riconquista del regno di Sicilia.

Il paese torna ai Caldora nel 1449. La guerra fra Aragonesi ed Angioini comporta un imponente concentramento di truppe e Re Ferrante ed i suoi capitani si accampano presso Forca di Palena pronti ad invadere attraverso i due valichi della Forchetta di Maiella la contea del Caldora.

A tal proposito si ricorda la resa di Campo di Giove intorno al 1464, assediato dall'esercito aragonese del Re Ferrante che aveva minacciato il borgo con Clicca qui per visualizzare la foto grande micidiali bombarde. Dal 1463 al 1479 Campo di Giove è di dominio reale.

Dal 1482 al 1630 è sotto il dominio dei Conti Belprato. In quest'epoca si segnala anche la famiglia Ricciardi.

Risalendo verso la porta della Serra si scorge Casa Quaranta, tipico esempio Clicca qui per visualizzare la foto grande di casa con vignale realizzata in due fasi successive seconda metà del XV sec. e sec. XVI (anno domini 1505) come si legge in uno stemma incastonato su di un portale del fondaco. Casa Quaranta è una costruzione risalente al XV secolo, situata nel cuore, percorsa lungo un fianco da una strada ripida, stretta e buia denominata "Rua del Sacco", che ricorda l'assedio durato tre giorni e la successiva capitolazione e distruzione del borgo da parte del famoso condottiero Braccio da Montone che nel 1421 pare fece irruzione proprio da questo vicolo.

In alcuni tratti, archi in pietra e grosse travi di legno che sostengono i vani

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superiori dei palazzi costruiti a ridosso della cinta, sormontano questo percorso distinguendolo dalle altre strette viuzze rettilinee "ruelle", con i caratteristici "supportici". Clicca qui per visualizzare la foto grande

Tutta la zona alle falde del Monte, infatti, era consacrata a Giove al quale fu innalzato un piccolo tempio pagano proprio dove ora sorge la chiesa di S.Eustachio. La chiesa, in architettura lombarda, a croce latina, ebbe forse più delle tre navate attuali. Per la sua costruzione fu impiegata la pietra calcarea della Majella.

Campo di Giove fu anche una zona molto favorevole al brigantaggio, vista la facilità con cui ci si poteva riparare sui monti. Uno degli episodi del brigantaggio fu l'assalto al Palazzo Ricciardi il 14 agosto 1862.

Lo stesso Campo di Giove ebbe un bandito di primo piano: Primiano Marcucci, un pastore di casa Ricciardi datosi alla macchia dopo un sopruso ricevuto dal suo padrone. Fu dopo tante vicende catturato e condannato a morte, ma dopo quarantasette anni di galera tornò a Campo di Giove grazie alla sua buona condotta.

Il tessuto urbano che si struttura nel XVIII secolo tra il borgo fortificato così come si presentava nel XVII secolo e la chiesa di S. Eustachio, situata a 200 metri fuori del borgo, è articolato tra le due piazze principali (piazza Alberto Duval e piazza Regina Margherita) la cui progettazione è subordinata a quella dei palazzi che le dominano: Palazzo delle Logge (sec. XVI) con Palazzo Nanni (sec. XVII) e Palazzo Ricciardi (secc. XVIXVII). Questo tessuto costituito maggiormente da ricoveri per animali, è poi riutilizzato e riadattato con la sopraelevazione delle case a schiera. In questo nucleo, lungo l'asse congiungente i due palazzi principali (Ricciardi e Nanni) sorgono altri palazzotti di minore importanza.

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