Il Sentiero della Libertà

Freedom Trail

EDIZIONE 2010

23-24- 25  APRILE

Casoli - Lama dei Peligni - Taranta Peligna - Palena
Campo di Giove - Sulmona

" È il percorso che, negli anni 1943 - 1944, quando l'Abruzzo divenne linea di confine, angolo di speranza e via di fuga, intrapresero migliaia di ex prigionieri e perseguitati politici, attraversando il massiccio della Majella per raggiungere Foto Freadom Traill'esercito alleato di liberazione;

" È la metafora del cammino dell'uomo per la liberazione da ogni forma di schiavitù del presente e per la realizzazione di un mondo senza guerre, fondato sui valori della giustizia, della libertà, della pace;
" È un'esperienza di vita in cammino per ricordare e rivivere una storia di terrore e di coraggio, di barbarie e di solidarietà.

 

Racconto

Nei tempi più bui della II guerra mondiale, quando l'Italia fascista, da velleitaria conquistatrice dell'Africa e della Russia si trovò spezzata in due dalla linea Gustav, un sentiero clandestino, fra faggete, forre e valloni sassosi, congiungeva idealmente Sulmona e Casoli.
Un sentiero che conosceva il carico di angosce dei viandanti ma anche le loro speranze.
Era il sentiero della libertà.
Si percorreva esclusivamente in un solo senso. Da nord-ovest a sud-est. Dalle contrade oppresse dalla tirannia nazifascista alle terre liberate, dove alitava il primo soffio di democrazia. La percorrevano soprattutto giovani renitenti alla leva fascista desiderosi di combattere con le forze di liberazione alleate, monarchiche, partigiane della Brigata Majella. Prigionieri di guerra fuggiaschi dai campi di concentramento di tutt'Italia e da quello, il n° 78, di Fonte D'Amore a Sulmona: 80000 sbandati, che sopravvissero grazie alla complicità della popolazione che, come è stato scritto, con loro "divise il pane che non c'era".
"Libertà sulla Majella" si intitola, nell'edizione della Vallecchi, il famoso libro, ormai introvabile, dello scrittore sudafricano, amico di Ignazio Silone, Uys Krige: "The way out", la via di fuga.
Fuggivano da soli, come racconta in "Fuga da Sulmona" Donald I. Jones; più spesso in gruppo, come testimonia John Esmond Fox in "Spaghetti e filo spinato".
A Sulmona si era costituita un'organizzazione clandestina che, quasi settimanalmente, con guide locali traghettava i disperati verso la speranza. Non sempre le "traversate", come venivano chiamate, avevano fortuna.Foto Freadom Trail Capitava, non infrequentemente, che si finisse intercettati dalle ronde tedesche che pattugliavano i passi e le creste.
Ormai è risaputo, che il Presidente Ciampi il 24 marzo del '44, con la guida Alberto Pietrorazio e una sessantina di ardimentosi italiani e stranieri, come testimonia lo stesso Presidente nel suo diario donato al liceo scientifico di Sulmona, con una marcia notturna di 25 ore, nella neve e nella tormenta, raggiungeva Taranta Peligna e, quindi, Casoli. Sappiamo che, per un puro caso, Ciampi non partì con la spedizione della settimana precedente, guidata da Domenico Silvestri. Sarebbe finito nelle mani dei tedeschi. La fortunata spedizione che, comunque, ebbe una decina di dispersi, e che vide Ciampi inquisito dagli alleati perché sospettato ingiustamente di collaborazionismo con i tedeschi, permise, all'allora sottotenente, di ricongiungersi, a Bari, al suo ricostituito reparto, il IX Autieri. E portare a compimento la missione affidatagli dal suo Maestro, il filosofo Guido Calogero, condannato al confino a Scanno: consegnare alla casa editrice Laterza il proprio manoscritto sul liberalsocialismo. L'allievo Ciampi lo aveva portato nascosto nei calzettoni, come un prezioso contributo al dibattito politico della rinascente democrazia.

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