L'Odissea spaziale del Profeta Baruk



Statua del Profeta Baruk



I testi apocrifi del "Vecchio Testamento" contengono riferimenti espliciti a "macchine volanti" che apparivano improvvisamente nei cieli in mezzo a tuoni spaventosi, fiamme, fumo ed annunciavano la "Gloria del Signore".

Testimonianze del genere, grazie alle nostre attuali conoscenze tecnico - scientifiche, ci fanno sorridere, ma basterebbe riportare indietro di 100 - 200 anni l'orologio della Storia ed avvenimenti del genere riacquisterebbero, di colpo, la loro natura "Divina" o "Soprannaturale".

Proviamo adesso a tornare indietro di 2.600 anni nei pressi di Gerusalemme dove al profeta Baruk, mentre si chiedeva come mai Dio permettesse al re Nabucodonosor di invadere la sua città, apparve un "Angelo" inviato dal Signore, con il compito di mostrargli i misteri e le meraviglie del Cosmo.

Il racconto che segue è degno di una delle migliori puntate di "Star Trek" perché il nostro povero Baruk vede macchine volanti, satelliti artificiali e razze aliene... Ma forse è doveroso lasciare a lui la parola ...



Il primo cielo



"Egli mi condusse dove il cielo è fortificato e dove c'era un fiume che nessuno poteva transitare ... poi mi condusse al primo cielo dove esisteva una porta grande e possente e mi disse "passiamo attraverso di essa" e noi entrammo come portati da ali percorrendo un tragitto di circa trenta giorni di viaggio".

"E mi indicò una pianura nel cielo e su di essa abitavano uomini con il volto di bambini altri avevano corna come cervi ed altri ancora piedi come capre e fianchi come agnelli ..."

Baruk spaventato chiede chi siano questi esseri e l'Angelo dice che si tratta di coloro che volevano costruire la Torre di Babele per raggiungere Dio, ma Dio irato li confuse e disperse, relegandoli su quella strana pianura.



Il secondo cielo



"Poi l'Angelo mi prese e mi portò al secondo cielo e mi indicò anche qui una porta simile alla prima e mi disse "passiamo attraverso di essa"... "e poi percorremmo, sollevati da ali, un tratto di cammino di circa sessanta giorni."

Anche qui Baruk vede esseri con il volto come i cani ed i piedi come i cervi (esperimenti di ingegneria genetica dei nostri Dei?), ed anch'essi avevano partecipato alla costruzione della Torre di Babele.



Il terzo cielo



"E io Baruk dissi: "ecco o Signore mi hai già fatto vedere cose grandi e meravigliose ..." e l'Angelo mi disse: "suvvia entriamo" ... "ed io con l'Angelo proseguii da quel luogo per un tratto di circa centottantacinque giorni di cammino".

"E lui mi mostrò una pianura ed un drago lungo circa centottanta pletri (circa sei chilometri) e mi mostrò l'ade il cui aspetto era oscuro ed orribile".

Siccome tra breve incontreremo il Sole nel terzo cielo, possiamo dedurre che Baruk si trova nello Spazio dove c'è una macchina lunga sei chilometri.

Baruk chiede altre informazioni sul drago che beve un braccio di mare (inteso come spazio) senza che questo si consumi. Quindi il drago mangia lo spazio ma non lo consuma, se ne nutre e poi lo rigetta.

"Ti sottopongo ancora una domanda, Signore. Come mi hai detto che il drago beve un braccio di mare, così dimmi anche quanto è grande il suo ventre" ... e l'Angelo rispose: "il suo ventre è l'ade ed è grande quanto una palla di piombo lavorata da trecento uomini".

Il frastornato Baruk, e chi non lo sarebbe al suo posto, ci stà raccontando di una macchina, il drago, che ha al suo interno un qualcosa che assorbe l'ade, lo spazio profondo, senza consumarlo, e che costituisce il motore del drago, il suo ventre, grande all'incirca quanto una palla di piombo per cannoni.

A questo punto la passione per l'astrofisica mi ha fatto accendere una lampadina: vuoi vedere che Baruk stà cercando di descrivere un buco nero, che viene utilizzato come motore, circondato dalla propria singolarità spazio - temporale all'interno di quella macchina volante?

"E l'Angelo mi prese e mi portò là dove sorge il Sole e mi mostrò un carro con quattro ruote, sotto il quale fiammeggiava il fuoco, sul carro stava un uomo che portava una corona di fuoco. Il carro fu messo in movimento da quaranta angeli."

Stiamo forse parlando dello stesso carro di fuoco che rapì, e portò nello Spazio, l'altro profeta Ezechiele?

Se fino a questo punto Baruk ci ha stupiti con il suo racconto, la parte che segue è la descrizione accurata di un "aggeggio" tecnologico che noi conosciamo benissimo, in quanto parte integrante della nostra società tecnologicamente avanzata. Ma, mettiamoci comodi e lasciamo finire il discorso ancora una volta al Profeta Baruk ...

"Ed ecco un uccello volava veloce intorno al Sole ed io chiesi all'Angelo: "cos'è quell'uccello?" ... Egli mi rispose: "questi è il guardiano dell'orizzonte" ... ed io chiesi: "fammelo sapere" e l'Angelo mi disse: "quest'uccello corre intorno al Sole e quando distende le ali intercetta i suoi raggi che sono simili al fuoco. Se infatti essi non fossero intercettati, non resterebbe in vita né il genere umano né alcun altro essere vivente, ma Dio ha provveduto al compito proprio con questo uccello".

"E quello stese le sue ali ed io vidi sulla sua ala destra alcune enormi lettere, tanto grandi quant'è lo spazio occupato da un'aia che possa contenere quattromila moggi. Ed erano lettere d'oro" ... e l'Angelo mi disse: "leggi" ed io lessi e dicevano così: "Non mi produssero né la Terra né il cielo, mi produssero invece le ali di fuoco."

A questo punto è chiaro come il Sole che Baruk descrive un satellite artificiale (Fenice), con le ali retrattili coperte di pannelli solari, dove si legge anche il marchio di fabbrica che sembra dire ... "non sono di fabbricazione terrestre".

E l'Angelo disse: "ascoltami Baruk! Tutto ciò che ti ho mostrato sta nel primo e nel secondo cielo mentre nel terzo cielo c'è il Sole ma ora attendi e vedrai la Gloria del Signore".... "Mentre parlavo così con lui vedo l'uccello, e diviene visibile di fronte a me e cresce sempre di più ed infine diviene completamente visibile e dietro di lui vedo il Sole brillare e con lui gli angeli che lo tirano ed una corona brillare, una visione cui non possiamo rivolgere gli occhi per fissarla".

"Contemporaneamente, mentre il Sole brillava e la Fenice estendeva le sue ali ... io scappai sbigottito" .... ma l'Angelo mi disse: "non temere Baruk, e potrai vedere anche il suo tramonto".

Evidentemente la "Gloria del Signore" è una grande macchina volante, spinta da un motore che produce una luce accecante (alzi la mano chi non ha mai visto in TV una partenza dello Space Shuttle che, grazie ai suoi generosi motori a razzo alimentati con Idrazina, sale in cielo lasciandosi dietro una scia di fiamme e luce abbaglianti).



Lo Space Shuttle



Baruk viene portato ad Occidente, dove assiste al passaggio della Fenice che si avvicina nuovamente verso di lui e che, appena passata nella zona in ombra (infatti la Terra con la sua ombra impedisce ai raggi del Sole di alimentare i pannelli solari), riavvolge le sue ali ed alcuni angeli provvedono a togliere la corona fiammeggiante dalla testa della Fenice.

L'Angelo spiega a Baruk che la corona deve essere cambiata tutti i giorni, perché viene contagiata con certi raggi (cosmici?).

Per concludere la gita spaziale, a Baruk viene mostrata anche la Luna.



Il quarto cielo



"E l'Angelo mi condusse nel quarto cielo ed io vidi una pianura uniforme ed in mezzo ad essa uno stagno pieno d'acqua. E vi era una gran quantità di uccelli di ogni tipo, ma non erano simili a quelli della Terra" ... (gli esperimenti di ingegneria genetica continuano?).

Ma vidi una gru delle dimensioni di un grosso vitello d io chiesi all'Angelo: "che pianura è questa e cos'è questo stagno e questa massa di uccelli che gli stanno intorno?". L'Angelo rispose: "ascoltami Baruk, la pianura che circonda lo stagno e tutte le altre cose straordinarie che sono in essa sono il luogo dove le anime dei giusti vanno quando si radunano per vivere insieme in gruppi. L'acqua poi è quella che ricevono le nuvole per farla piovere sulla terra ... e gli uccelli sono coloro che cantano le lodi del Signore".

Un Baruk sempre più sbalordito aggiunge: "Oh Signore, come possono gli uomini dire che l'acqua che piove sulla Terra proviene dal mare?" E l'Angelo rispose: "L'acqua che piove giù proviene dal mare e dalle acque che sono sulla Terra, quella invece che produce la crescita dei frutti proviene unicamente da questa qui. Sappi inoltre che da essa proviene anche quella detta rugiada del cielo".

Quindi in questo luogo c'è un'acqua particolare, che non è acqua ma una strana linfa vitale che tiene in vita le anime dei giusti.



Il quinto cielo



"E l'Angelo mi prese di lì e mi condusse in un quinto cielo".

La porta era chiusa. Dissi: "Oh Signore! Questa porta non verrà aperta così che possiamo attraversarla?" E l'Angelo mi disse: "Noi non potremo avanzare finchè non giunga Michele, che conserva le chiavi del regno dei Cieli ma tu attendi e potrai vedere la Gloria di Dio"... "E si ebbe un rombo violento".

Quindi la "Gloria di Dio" si manifesta con un forte rumore, evidentemente Baruk e l'Angelo si trovano in un ambiente chiuso, isolato dallo Spazio aperto, con un'atmosfera che permette alle onde sonore di propagarsi.

"Ed ecco si sente una voce. Si aprono le porte! E si ode uno stridore forte come il rombo del tuono e venne Michele e l'Angelo che mi accompagnava gli andò incontro."

Dopo questo incontro con Michele, l'Angelo accompagnatore riporta Baruk sulla Terra.

A questo punto potrebbe venire spontaneo supporre che Baruk abbia sognato il tutto, supportato da una fervida fantasia, ma l'esattezza tecnica di alcuni particolari, raccontati da un uomo che non aveva mai visto macchine volanti e che non possedeva un gergo tecnico per descriverle correttamente, non ci permettono di liquidare la faccenda tanto facilmente.

Come ho già accennato all'inizio, soltanto 100 - 200 anni fa quanto sopra descritto sarebbe stato interpretato come una visione mistica, ma oggi con le nostre conoscenze di satelliti artificiali, ed una vasta documentazione sul fenomeno U.F.O., si rende necessaria una interpretazione alternativa e, sicuramente, non ortodossa dell'Odissea Spaziale vissuta dal profeta Baruk.


Giovanni Zavarelli

Email: giovanni.zavarelli@virgilio.it

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